Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/275

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libro terzo — cap. x 269

dosi molto del duca di Milano, si lamentava gravemente di loro. A Pavia, dove egli si trasferí, fu fatta nuova consulta; e benché avesse publicato volere tornarsene in Germania, consentiva di soprastare in Italia tutta la vernata con mille cavalli e dumila fanti, in caso che ogni mese se gli pagassino ventiduemila fiorini di Reno; della quale cosa mentre che s’aspetta risposta da Vinegia andò in Lomellina, nel tempo che era aspettato a Milano: essendogli, come ne’ tempi seguenti dimostrorno meglio i suoi progressi, fatale di non entrare in quella cittá. Di Lomellina, mutato consiglio, tornò a Cusago propinquo a sei miglia a Milano, donde inopinatamente, senza saputa del duca e degli oratori che vi erano, se n’andò a Como; e quivi inteso, mentre desinava, che il legato del papa, al quale aveva mandato a dire che non lo seguitasse, era arrivato, levatosi da mensa, andò a imbarcarsi con tanta celeritá che appena il legato ebbe spazio di parlargli poche parole alla barca; al quale rispose essere necessitato di andare in Germania ma che prestamente ritornerebbe. E nondimeno, poiché per il lago di Como fu condotto a Bellasio, avendo inteso che i viniziani consentivano a quello che si era trattato a Pavia, détte di nuovo speranza di ritornare a Milano; ma pochissimi giorni poi, procedendo con la sua naturale varietá, lasciata una parte de’ suoi cavalli e de’ fanti, se ne andò in Germania: avendo, con pochissima degnitá del nome imperiale, dimostrata la sua debolezza a Italia, che giá lungo tempo non aveva veduti imperadori armati.

Per la partita sua Lodovico Sforza, disperato di potere piú, se non venivano nuovi accidenti, tirare Pisa a sé né cavarla di mano de’ viniziani, ne levò tutte le genti sue, pigliando per parte di consolazione del suo dispiacere che i viniziani restassino soli implicati nella guerra co’ fiorentini; da che si persuadeva che la stracchezza dell’uno e dell’altro potesse col tempo porgergli qualche desiderata occasione. Per la partita delle quali genti i fiorentini, restati piú potenti nel contado di Pisa che gli inimici, recuperorono tutte le castella delle colline; e perciò i viniziani, essendo costretti per impedire i loro