Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/45

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libro primo — cap. v 39

perciò essere stati da Massimiliano disprezzati i prieghi fatti da Lodovico per ottenere l’investitura per Giovan Galeazzo, che aveva prima dal popolo di Milano quel ducato riconosciuto. Il parentado fatto da Lodovico accrebbe la speranza a Ferdinando che e’ s’avesse a alienare dalla amicizia del re di Francia, giudicando che l’essersi aderito e il somministrare a uno emulo, e per tante cagioni inimico, quantitá cosí grande di danari, fusse per generare diffidenza tra loro, e che Lodovico, preso animo da questa nuova congiunzione, avesse piú arditamente a discostarsene: la quale speranza Lodovico nutriva con grandissimo artificio, e nondimeno (tanta era la sagacitá e destrezza sua) sapeva in uno tempo medesimo dare parole a Ferdinando e agli altri d’Italia, e bene intrattenersi col re de’ romani e con quello di Francia. Sperava similmente Ferdinando che al senato viniziano, al quale aveva mandato imbasciadori, avesse a essere molesto che in Italia, dove tenevano il primo luogo di potenza e di autoritá, entrasse uno principe tanto maggiore di loro: né conforti e speranze da’ re di Spagna gli mancavano, i quali soccorso potente gli promettevano, in caso che con le persuasioni e con l’autoritá non potessino questa impresa interrompere.

Da altra parte si sforzava il re di Francia, poiché aveva rimosso gl’impedimenti di lá da monti, rimuovere le difficoltá e gli ostacoli che potessino essergli fatti di qua. Però mandò Perone di Baccie, uomo non imperito delle cose d’Italia, dove era stato sotto Giovanni d’Angiò; il quale, significata al pontefice, al senato viniziano e a’ fiorentini, la deliberazione fatta dal re di Francia per recuperare il regno di Napoli, fece instanza con tutti che si congiugnessino con lui; ma non riportò altro che speranze e risposte generali, perché, essendo la guerra non prima che per l’anno prossimo disegnata, ricusava ciascuno di scoprire tanto innanzi la sua intenzione. Ricercò medesimamente il re gli oratori de’ fiorentini, mandati prima a lui, con consentimento di Ferdinando, per escusarsi della imputazione si dava loro di essere inclinati agli Aragonesi, che gli fusse promesso passo e vettovaglia nel