Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/82

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
76 storia d'italia

con la fortezza degli alloggiamenti che con la virtú dell’armi, e in qualche riscontro fatto tra i cavalli leggieri erano piú tosto gli aragonesi rimasti superiori; ma essendo poi continuamente augumentato l’esercito franzese e sforzesco, per il sopravenire delle genti che da principio erano restate indietro, cominciò a variarsi lo stato della guerra. Perché il duca, raffrenato l’ardore suo dai consigli de’ capitani che gli erano appresso, per non si commettere se non con vantaggio alla fortuna, si ritirò a Santa Agata, terra del duca di Ferrara; dove, essendo diminuito di fanti e in mezzo delle terre ferraresi, e partita giá quella parte delle genti d’arme della Chiesa la quale aveva rivocata il pontefice, attendeva a fortificarsi; ma soprasedutovi pochi dí, avuta notizia aspettarsi di nuovo nel campo degl’inimici dugento lancie e mille fanti svizzeri mandati dal re di Francia subito che e’ fu arrivato in Asti, si ritirò nella cerca di Faenza, luogo tralle mura di quella cittá e uno fosso, il quale lontano circa uno miglio della terra e circondandola tutta rende quel sito molto forte; per la ritirata del quale gli inimici venneno nell’alloggiamento, abbandonato da lui, di Santa Agata. Dimostrossi certamente animoso l’uno esercito e l’altro quando vedde l’inimico inferiore, ma quando le cose erano quasi pareggiate, ciascuno fuggiva il tentare la fortuna; perché (quel che rarissime volte accade che uno medesimo consiglio piaccia a due eserciti inimici) pareva a’ franzesi e agli sforzeschi ottenere l’intento per il quale si erano mossi di Lombardia se impedivano che gli aragonesi non passassino piú innanzi, e il re Alfonso, riputando acquisto non piccolo che i progressi degli inimici insino alla vernata si ritardassino, aveva commesso espressamente al figliolo e ordinato a Gianiacopo da Triulzi e al conte di Pitigliano che non mettessino senza grande occasione in potestá della fortuna il regno di Napoli, che era perduto se quell’esercito si perdeva.