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298 storia d'italia

e taglieggiando i popoli amici, e correndo e predando per il paese degli inimici.

Lasciò adunque imperfetta la cosa il pontefice; e poco dipoi i tedeschi occuporno furtivamente per mezzo di fuorusciti Marano, terra marittima nel Friuli, e poi presono Montefalcone: e benché i viniziani, desiderosi di recuperare Marano, propinquo a sessanta miglia a Vinegia, l’assaltassino per terra e per mare, nondimeno, essendo in ogni luogo simile la loro fortuna, furono da ciascuna delle parti danneggiati. Solamente, in questo tempo, Renzo da Ceri con somma laude sostentava alquanto il nome delle armi loro: il quale, con tutto che in Crema, dove era a guardia, fusse peste e carestia non leggiere, e che, essendo le genti spagnuole e milanesi distribuitesi, per la stagione del tempo, alle stanze per le terre circostanti, si potesse dire quasi assediata, assaltato all’improviso Calcinaia, terra del bergamasco, svaligiò Cesare Fieramosca con quaranta uomini d’arme e dugento cavalli leggieri della compagnia di Prospero Colonna; e pochi dí poi, entrato di notte in Quinzano, prese il luogotenente del conte di Santa Severina e vi svaligiò cinquanta uomini d’arme, e in Trevi dieci uomini d’arme di quegli di Prospero.

L’altre cose di Italia procedevano in questo tempo medesimo quietamente: eccetto che gli Adorni e i Fieschi con tremila uomini del paese, e forse con favore occulto del duca di Milano, presa la Spezie e altri luoghi della riviera di levante, si accostorno alle mura di Genova; ma succedendo le cose infelicemente, si partirno quasi come rotti, perduta parte delle genti che v’aveano menate e alcuni pezzi di artiglierie. Apparirono anche in Toscana princípi di nuovi scandoli: perché i fiorentini cominciorno a molestare i lucchesi, confidandosi che per timore del pontefice ricomprerebbono la pace con la restituzione di Pietrasanta e di Mutrone, e allegando non essere conveniente godessino il beneficio di quella confederazione, la quale, prestando occultamente aiuto a’ pisani, aveano violata. Della qual cosa querelandosi i lucchesi col pontefice e col re cattolico, in cui protezione erano, e non