Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. IV, 1929 – BEIC 1847812.djvu/153

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libro quartodecimo - cap. xii 147

da Napoli. In Siena quegli che reggevano non aveano altra speranza che nel soccorso de’ fiorentini, per la intelligenza che avevano col cardinale de’ Medici: a instanza del quale, quegli che aderendo a lui governavano in sua assenza lo stato di Firenze, come intesono la partita del duca da Perugia, mandorono subito a Siena Guido Vaina con cento cavalli leggieri, e danari per aggiugnere qualche numero di fanti a quegli che erano stati soldati da’ sanesi. Ma il principale fondamento era nelle forze disegnate molti dí innanzi: perché, come intesono la prima mossa del duca di Urbino e de’ Baglioni, temendo alle cose di Toscana, avevano trattato di soldare i svizzeri del cantone di Berna; i quali, in numero poco piú di mille, si erano fermati col vescovo di Pistoia in Bologna, disprezzati i comandamenti fatti da’ loro signori che ritornassino in Elvezia: la quale pratica, benché per molte difficoltá fatte dal vescovo di Pistoia, desideroso di presentare questa gente al futuro pontefice, fusse andata in lungo piú che non sarebbe stato di bisogno, nondimeno si era pure finalmente con gravisima spesa conchiusa; soldando eziandio quattrocento fanti tedeschi unitisi co’ svizzeri in Bologna. Avevano anche chiamato di Lombardia Giovanni de’ Medici, non dubitando con questo presidio, pure che arrivasse al tempo debito, di assicurare le cose di Siena; le quali erano ridotte in gravissimo pericolo per essere la maggiore parte del popolo inimica al governo presente, e per l’odio antico co’ fiorentini tutti malvolentieri comportavano che le genti loro entrassino in Siena: e accresceva il pericolo l’assenza del cardinale Petruccio, in luogo del quale se bene Francesco suo nipote facesse ogni opera possibile per sostenere le cose, nondimeno non era della medesima autoritá che il cardinale. Però, non repugnando i principali, intenti a fuggire o a prolungare in qualunque modo il pericolo presente, avevano giá mandato imbasciadori al duca di Urbino, subito che entrò nel territorio di Siena: il quale, benché da principio avesse dimandato la mutazione dello stato e trentamila ducati, aveva dipoi mitigato le dimande, in modo che non mediocremente si dubitava che,