Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. IV, 1929 – BEIC 1847812.djvu/361

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libro sestodecimo - cap. xvii 355

di sapere bene la inclinazione del cristianissimo, in caso lo trovasse volto a osservare lo accordo fatto non passasse piú innanzi, per non fare vanamente piú perdita con Cesare che si fusse fatta per il passato; ma trovandolo inclinato altrimenti, o vero ambiguo, si sforzasse confermarvelo e con ogni occasione lo confortasse a questo cammino; mostrando il desiderio che il pontefice aveva, per benefizio comune, di congiugnersi seco. Spedí ancora in Inghilterra il protonotario da Gambara, per fare uffizio con quel re al medesimo fine; e per ricordo suo i viniziani mandorono in Francia, con le medesime commissioni, Andrea Rosso suo segretario. E perché Paolo, subito che fu arrivato in Firenze, si ammalò e morí, il pontefice, benché pigliasse in malo augurio che giá due volte i ministri mandati da lui in Francia per questa pratica fussino periti nel cammino, vi mandò in luogo suo Capino da Mantova. Né mancavano intratanto, i viniziani e lui, di usare ogni diligenza per tenere confortato e in piú speranza che e’ si potesse il duca di Milano, acciò che la paura della pace di Madril non lo facesse precipitare a qualche accordo con Cesare.


XVII

Come avvenne la liberazione del re di Francia dalla prigionia e la consegna dei figliuoli; il re si reca prestamente a Baiona, donde spedisce lettere al re d’Inghilterra.

Era arrivato in questo tempo il re di Francia a Fonterabia, terra di Cesare che è posta in sul mare Oceano in su i confini tra la Biscaia e il ducato di Ghienna; e da altro canto la madre co’ due figliuoli era venuta a Baiona presso a Fonterabia a poche leghe, soggiornata qualche dí piú che il dí determinato a fare la permutazione, perché era stata in cammino oppressata dalla podagra. Adunque, il decimo ottavo dí di marzo, il re, accompagnato dal viceré e dal capitano Alarcone e da circa cinquanta cavalli, si condusse in su la riva del