Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. V, 1929 – BEIC 1848561.djvu/228

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
222 storia d'italia

benché con offerta di pagargli la taglia loro. Allegoronsi queste e altre cagioni; ma si credette poi che la vera, la principale fusse non tanto lo sdegno di non essere stato tenuto conto da’ franzesi di lui quanto gli pareva meritare, o qualche altra mala sodisfazione, quanto che, pensando alla libertá di Genova, per introdurre sotto nome della libertá della patria la sua grandezza né potendo conseguire questo fine con altro modo, avesse deliberato non seguitare piú gli stipendi del re, né aiutarlo di conseguire con le sue galee la vittoria di Napoli: come si credeva che, per interrompere l’acquisto di Sicilia, avesse proposta la impresa di Sardigna. Però, indirizzato l’animo a questi pensieri, trattava per mezzo del marchese del Guasto di condursi con Cesare; non ostante la professione dell’odio grande che, per la memoria del sacco di Genova, aveva fatta, molti anni, contro alla nazione spagnuola, e la acerbitá con la quale gli aveva trattati, quando alcuno di loro era venuto nelle sue mani. Ma procedendo simulatamente, non era ancora noto al re il suo disegno; però non era stato sollecito a procurare i rimedi a infermitá tanto importante, ancora che n’avesse conceputo qualche sospetto; perché fu presa una sua galea che portava in Spagna uno spagnuolo mandato sotto pretesto della taglia di certi prigioni, al quale si trovò una lettera credenziale di Andrea Doria a Cesare: benché, per le querele sue grandi, gli fu permesso che senza essere esaminato continuasse il suo cammino. Finalmente, essendo arrivato Barbigios con quattordici galee a Savona, Andrea Doria, temendo di lui, si ritirò da Genova con le sue galee e co’ prigioni a Lerice: la qualcosa come il re intese, gustando il pericolo quando era fatto irrimediabile, mandò a lui Pierfrancesco da Nocera per ricondurlo agli stipendi suoi; per il quale gli offerse sodisfare al desiderio suo delle cose di Savona, pagargli i ventimila ducati de’ soldi corsi, pagargli altri ventimila ducati per la taglia del principe di Oranges, preso altre volte da lui e dipoi liberato dal re quando a Madril fece la pace con Cesare; e in caso volesse concedergli i prigioni, pagare, innanzi uscissino delle sue mani, la taglia loro; quando