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266 storia d'italia

reputava facilissima, persuadendosi che, abbandonati da ciascuno, avessino, secondo la consuetudine de’ suoi maggiori, piú presto a cedere che a mettere la patria in sommo e manifestissimo pericolo. Però raccolse il principe le sue genti, le quali erano tremila fanti tedeschi, ultime reliquie di quegli che erano, e di Spagna col viceré e di Germania con Giorgio Fronspergh, passati in Italia, e [quattro]mila fanti italiani non pagati, sotto diversi colonnelli, Pieroluigi da Farnese, il conte di San Secondo e il colonnello di Marzio e Sciarra Colonna; e il pontefice cavò di Castel Santo Angelo, per accomodarlo, tre cannoni e alcuni pezzi di artiglierie; e dietro a Oranges aveva a venire il marchese del Guasto, co’ fanti spagnuoli che erano in Puglia. Ma in Firenze era deliberazione molto diversa, e gli animi ostinatissimi a difendersi. La quale perché fu cagione di cose molto notabili, pare molto conveniente descrivere particolarmente la causa di queste cose [e] il sito della cittá1.

  1. Anche questa descrizione della causa degli avvenimenti di Firenze, e del sito della cittá, manca nei codici, ed anche qui c’è l’avvertenza, nel primo (III, 1032), dell’autore che siano lasciate quattro carte bianche. Inoltre l’autore avvertiva di non scrivere il «virgulato», che (si nota dal Gherardi) consta di due parti: cioè di un brano della primitiva compilazione, e di un quasi promemoria o sommario di ciò che l’autore si proponeva di aggiungere, scritto tra il margine inferiore della carta 1032 t. III e il superiore della 1033. Al primo l’autore sostituí poi: «Ma in Firenze era deliberazione ecc.», ed è questo: «Ma in Firenze, dove la gioventú era stata piú mesi innanzi armata et descritta in ordinanza di militia, et dove el popolo era affectionatissimo a quel governo, era intentione molto diversa; et si attendeva a soldare gente et fare diverse provisioni. Havevano chiesto al re di Francia per capitano delle fanterie Stefano Colonna, et ricercavano don Hercole da Esti, capitano generale di tutte le loro gente, che cavalcassi, etiandio con le cento lance delle quali haveva la condotta dal Re di Francia, come sempre haveva dato intentione. Attendevano a fortificare la cittá et rovinare tutti e’ borghi datorno, dove era grandi case et bellissimi monasterii et edifitii; ancora che el duca di Urbino dicessi che Firenze sarebbe piú forte co’ borghi, chi gli sapessi riparare. Soldavano insino in diecimila fanti, preparandosi obstinatamenle alla difesa, ancora che non vedessino aiuto alcuno, perché delle promesse de’ Vinitiani, che promettevano aiutargli con tremila fanti, facevano poco fondamento». E il promemoria è il seguente: «Bisogna discorrere lungamente le cause che mossono el pontefice et e’ modi tenuti da quello stato verso di lui; per e’ quali et per la protectione presa di Perugia si scusava essere necessitato alla guerra: et se in veritá, quando bene non gli fussino state fatte le ingiurie di che si doleva, et mandatigli inibasciadori, come instante-