Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. V, 1929 – BEIC 1848561.djvu/96

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
90 storia d'italia

Firenze in Corsica, con trecento cavalli dumila cinquecento fanti tedeschi e tre in quattromila fanti spagnuoli. Ma era giá diventata vana la volontá del pontefice, perché in su l’armata medesima era uno uomo del duca di Ferrara il quale, spedito dal luogo predetto con grande diligenza, non solo significò al duca la venuta della armata ma gli portò ancora da Cesare la investitura di Modena e di Reggio, e la promissione, sotto parole del futuro, del matrimonio di Margherita di Austria, figliuola naturale di Cesare, in Ercole primogenito del duca. Per le quali cose Alfonso, che prima con grandissimo desiderio aspettava la venuta del luogotenente, mutato consiglio, parendogli anche che per l’approssimarsi i fanti tedeschi e l’armata le cose di Cesare cominciassino molto a esaltarsi, significò, per Iacopo Alvarotto padovano suo consigliere, al luogotenente (che partito il vigesimo quarto dí da Parma era giá condotto a Cento) la espedizione ricevuta di Spagna; per la quale se bene non fusse obligato a offendere né il pontefice né la lega, nondimeno, avendo ricevuto tanto beneficio da Cesare, non era conveniente trattasse piú di operargli contro; e che, essendo interrotta per quella la negoziazione per la quale andava a Ferrara, aveva voluto significargliene perché la taciturnitá sua non desse giusta cagione di sdegno al pontefice: non gli negando però ma rimettendo in lui lo andare o non andare a Ferrara. Dalla quale proposta compreso il luogotenente essere vana l’andata sua, non volendo mettervi piú senza speranza di frutto della riputazione del pontefice, richiamato anche dalla necessitá delle cose di Lombardia, si ritornò, interposti però nuovi ragionamenti di concordia in altra forma, subito a Modena: riducendosi ogni dí piú tutto lo stato della Chiesa da quella banda in maggiore pericolo. Conciossiaché Giorgio Fronspergh co’ fanti tedeschi, in numero di tredici in quattordicimila, preso il cammino per Valdisabbio e per la Rocca di Anfo, condotti verso Salò, erano giá arrivati a Castiglione dello Strivieri in mantovano. Contro a’ quali il duca d’Urbino, che pochi dí innanzi per essere spedito a andargli a incontrare aveva condotto l’eser-