Pagina:Guido Carocci I dintorni di Firenze 01.djvu/352

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302 I DINTORNI DI FIRENZE.

patroni della cappella maggiore; ad essi sottentrarono i Nemi e Stefano Nemi, restaurando i pietrami che l’adornavano, sostituì i propri agli stemmi degli antichi patroni. Non esistono nella chiesa di Colonnata opere d’arte di notevole pregio. È però assai ricco e caratteristico l'altare maggiore di porcellana con candelieri, vasi, lampade e tutti gli altri fornimenti della stessa materia, regalato nel 1795 dal Marchese Senatore Lorenzo Ginori che lo fece eseguire nella sua celebre manifattura di Doccia.

Nell’annessa Compagnia di S. Giovanni Decollato vennero ultimamente scoperti degli affreschi del XVII secolo, ma di poca importanza e quasi distrutti.

La chiesa di S. Romolo sorge quasi nel centro dell’abitato di Colonnata, un giorno umile e modesto villaggio, oggi divenuto ampio e popolatissimo in grazia soprattutto dell’incremento ricevuto dalla grandiosa manifattura di Doccia. Nuove ed ampie strade sono state aperte in questi ultimi anni e rapidamente si sono popolate di case, di palazzetti e di villini, tanto che ormai Colonnata può dirsi collegata coll’abitato del capoluogo del comune.

Molte ville furono un giorno nel territorio di Colonnata; oggi la maggior parte sono ridotte a case di pigionali e di coloni. Ne ricorderemo pertanto le più importanti.

Il Prato della Tosa. - Villa Pratellesi, già Collini. — Remotissimo è il tempo in cui la potentissima famiglia Della Tosa ebbe nei popoli di Sesto, Colonnata, Quinto e Querceto il nucleo principale de’ suoi possessi, fra i quali erano diverse case da signore. Nell’estimo dei danni arrecati dai Ghibellini, dopo Montaperti, alle case de’ Guelfi troviamo registrata anche una casa che Marzoppino di Azzo Della Tosa, guelfo, possedeva nel popolo di S. Romolo a Colonnata. L’attuai villa è appunto uno de’ più antichi resedj di quella famiglia e ad essa dette nome un prato che le si distendeva dinanzi e del quale sono sparite le tracce da pochi anni a causa del riordinamento della via che si chiamò costantemente della Tosa. Nel XVII secolo, la villa passò dai Della Tosa in altra antica e storica famiglia fiorentina, i Manieri, l’ultimo della quale, l’Abate Vincenzo, la vendeva nel 1693 al Senatore Gino di Roberto