Pagina:Guittone d'Arezzo – Rime, 1940 – BEIC 1851078.djvu/270

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266 sonetti ascetici e morali

237

Ammonisce Monte Andrea e gli altri, cui son graditi i suoi versi, perché non s’attengano a quelli ch’egli stesso ritrattò.


     A te, Montuccio, ed agli altri, il cui nomo
non giá volontier molto agio ’n obrio,
a cui intendo che savoro ha ’l mi pomo,
4che mena il piccioletto arboscel mio,
     non diragio ora giá quanto e como,
disioso, di voi agio desio;
ma dico tanto ben, che nel meo domo
8con voi sovente gioi prendo e ricrio.
     E poi de’ pomi miei prender vi piace,
per Dio, da’ venenosi or vi guardate,
11li quali eo ritrattai come mortali;
     ma quelli, che triaca io so verace,
contra essi e contr’ogne veleno usate,
14a ciò che ’n vita siate eternali.

238

Un ignoto domanda a Guittone perché Dio creò il peccatore.


     Ragione mosse ed amor lo fattore,
che, noi creando, ovrò variatamente:
lo bono in bono e ’l mal mal offritore
4revidde, e viddel bono imprimamente.
     Ô del mal no, ma del bon creatore:
dal bene el mal discende interamente.
Guitton frate, perché el peccatore
8fece? S’erra, diserra la mia mente.
     Vid a ben i s’io l’ovra di san Piero
simile in Macometto dè a Mecche,
11cui ten la calamita in alto petro.
     Se credi inanti Cristo mortal pecche
e di’ lui colpe se nol torna retro,
14vostro son piò, non fu d’Enida Erecche.