Pagina:Hoffmann - Racconti II, Milano, 1835.djvu/40

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 38 —

amo adesso? posso io contemplarti come faccio ora se tu mi annienti? «Allora il giovane Fosforo gli diede un bacio, e come se fosse stato penetrato da un raggio di luce, esso gettò delle fiamme dalle quali uscì un essere sconosciuto che fuggendo sull’ali da quella valle si librò nello spazio infinito, e non pensò più nè alle compagne della sua gioventù, nè al giovane adorato. Questi pianse la perdita della sua amata, poichè non era che il suo affetto per quel bel fiore, che lo aveva condotto nella valle, e le roccie di granito, inchinando le loro teste, presero parte al dolore del giovane. Ma una delle roccie si aperse, e uscì dal suo seno un drago nero, le cui ali producevano un sordo fremito, ed egli disse: «Fratelli miei, i metalli dormono là dentro, ma io, io sono sempre vigilante e disposto, e vengo al tuo ajuto.» Egli si innalzò e ridiscese molte volte, infine ei raggiunse l’essere che era uscito dal giglio, lo portò sulla collina e l'imprigionò sotto le sue ali. Allora esso ritornò fior di giglio, come prima, ma il pensiero gli restava, dono fatale!, e il suo amore pel giovane Fosforo si esa-