Pagina:Hoffmann - Racconti II, Milano, 1835.djvu/46

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stratore Heerbrand non servirono a nulla, e la stessa Veronica dagli occhi azzurri non potè trarlo da quella specie di stupore penoso nel quale egli era immerso. Allora si credette che in fatti egli avesse il cervello guasto, e si cercava ogni mezzo di distrarlo, quando il registratore Heerbrand pensò che nulla sarebbe convenuto meglio al suo stato che il lavoro propostogli presso l’archivista Lindhorst. Non abbisognava più, che far conoscere favorevolmente Anselmo all’archivista, e il registratore, sapendo che se lo trovava tutte le sere in un caffè conosciutissimo, avea invitato lo studente a prendere ogni sera una bottiglia di birra ed a fumare una pipa a sue spese (a quelle del registratore), in quello stesso caffè, fino a che avesse fatto in un modo o nell’altro la conoscenza dell’archivista, e che si fosse inteso con lui per copiare i suoi manoscritti, cosa che lo studente Anselmo avea accettata con riconoscenza.

— Voi meriterete la benedizione del cielo, caro registratore, se voi riconducete questo giovine alla ragione, disse il vicerettore Paulmann. — “La benedizione del cielo! ripetè Veronica alzando