Pagina:I Duelli Mortali Del Secolo XIX, Battistelli, 1899.djvu/65

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Durante la rappresentazione uno di questi, certo Alessandro De Pertzell, ungherese, collega nel reggimento degli ussari del Grisoni ed amico intimo di lui, casualmente si voltò e nelle poltrone, retrostanti scorse, tranquillamente seduto, il Dembowsky. Lo accostò garbatamente e lo invitò ad uscire insieme dal teatro.

Il Dembowsky che non era uno di quei valorosi d’alcova e che nulla paventava, non si fece ripetere l’invitò e seguì indifferente l’ufficiale austriaco.

Quando furono all’aperto, il tenente De Pertzell chiese arrogantemente al Dembowski, s’egli sapeva d’essersi lanciato il sabato grasso, durante il corso, contro ufficiali austriaci e di averne percosso con intenzione uno. Il Dembowski rispose con un sorriso di scherno: che sapeva benissimo tutto quanto raccontava il De Pertzell e ch’era pronto a dare soddisfazione a chiunque non fosse andata a genio l’azione sua.

Il De Pertzell, non replicò verbo e presa una vettura partì per Lodi, dove giunse sul far del giorno; corse a svegliare il suo amico e collega conte Grisoni, a cui narrò l’accaduto. Pochi quarti d’ora dopo i due amici ripartivano alla volta di Milano, ove, appena giunti, il Grisoni mandò quattro ufficiali degli ussari al numero 1845, ora 6, di via del Lauro, all’abitazione del Dembowsky, per consegnargli la sfida del primo tenente percosso.

Dal verbale di questa tragica vertenza che ho potuto leggere, rilevansi i nomi dei quattro padrini che erano: il figlio del generale Radetzky, il De Pertzell, più volte nominato e i primi tenenti Aristide De Söffy (ungherese) e Losert.

Dal verbale non risulta il perchè, invece di due, quattro furono i padrini che si recarono dal Dembowsky per chiedergli riparazione dell’offesa toccata al Grisoni; ma la presenza del figlio del comandante generale dell’esercito austriaco d’Italia, autorizza a credere che quella volpe.... aveva ficcato lo zampino e la coda nella vertenza.