Pagina:I Malavoglia.djvu/208

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za, e stava lì a godersi il sole. Infine era tornato a imbarcarsi coi ragazzi.

— Tale e quale come i gatti! — diceva la Zuppidda; — che se non danno il naso per terra son sempre vivi!

La Longa aveva pure messo sulla porta un panchettino, e vendeva arancie, noci, ova sode ed ulive nere.

— State a vedere che a poco a poco arrivano a vendere anche il vino! — diceva la Santuzza. — Io ci ho piacere, perchè son gente col timore di Dio! — E padron Cipolla si stringeva nelle spalle quando passava per la strada del Nero, davanti alla casa dei Malavoglia, che volevano fare i negozianti.

Il negozio andava bene perchè le uova erano sempre fresche, tanto che la Santuzza, ora che ’Ntoni bazzicava all’osteria, mandava da comare Maruzza a prendere le ulive, quando c’erano dei bevitori che non avevano sete. Così a soldo a soldo avevano pagato mastro Turi Zuppiddu, e avevano rattoppato un’altra volta la Provvidenza, che adesso pareva davvero una ciabatta; eppure si metteva da parte qualche lira. Avevano comprato anche una buona provvista di barilotti, e il sale per le acciughe, se san Francesco mandava la provvidenza, la vela nuova per la barca, e messo un po’ di denaro nel canterano. — Facciamo come le formiche, — diceva padron ’Ntoni; e ogni giorno contava i denari, e andava a girondolare davanti la casa del nespolo, a guardare in alto, colle mani dietro la schiena. La porta era chiusa, i passeri cinguettavano sul tetto, e la vite si dondolava adagio adagio sulla finestra. Il vecchio