Pagina:I Malavoglia.djvu/219

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 209 —

belle, e i ragazzi che mostravano di aver giudizio come i grandi nello spiegare gli indovinelli.

— La storia buona, — disse allora ’Ntoni, — è quella dei forestieri che sono arrivati oggi, con dei fazzoletti di seta che non par vero; e i denari non li guardano cogli occhi, quando li tirano fuori dal taschino. Hanno visto mezzo mondo, dice, che Trezza ed Aci Castello messe insieme, sono nulla in paragone. Questo l’ho visto anch’io; e laggiù la gente passa il tempo a scialarsi tutto il giorno, invece di stare a salare le acciughe; e le donne, vestite di seta e cariche di anelli meglio della Madonna dell’Ognina, vanno in giro per le vie a rubarsi i bei marinari.

Le ragazze sgranavano gli occhi, e padron ’Ntoni stava attento anche lui, come quando i ragazzi spiegavano gli indovinelli: — Io, — disse Alessi, il quale vuotava adagio adagio i barilotti, e li passava alla Nunziata, — io quando sarò grande, se mi marito voglio sposar te.

— Ancora c’è tempo, — rispose Nunziata seria seria.

— Devono essere delle città grandi come Catania; che uno il quale non ci sia avvezzo si perde per le strade; e gli manca il fiato a camminare sempre fra due file di case, senza vedere nè mare nè campagna.

— E’ c’è stato anche il nonno di Cipolla, — aggiunse padron ’Ntoni, — ed è in quei paesi là che s’è fatto ricco. Ma non è più tornato a Trezza, e mandò solo i denari ai figliuoli.


Verga. I Malavoglia. 14