Pagina:I Malavoglia.djvu/238

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si vedeva il cuore, tale e quale come sua madre, e non osava proferir parola. Ma una volta, stringendosi allo stipite dell’uscio, si fece coraggio per dirgli:

— A me non me ne importa dell’aiuto, purchè tu non ci lasci soli. Ora che non c’è più la mamma mi sento come un pesce fuori dell’acqua, e non m’importa più di niente. Ma mi dispiace per quell’orfanella che resta senza nessuno al mondo, se tu vai, come la Nunziata quando l’è partito il padre.

— No! — diceva ’Ntoni, — no! Io non posso aiutarti se non ho nulla. Il proverbio dice «aiutati che t’aiuto». Quando avrò guadagnato dei denari anch’io, allora tornerò, e staremo allegri tutti.

La Lia e Alessi spalancavano gli occhi, e lo guardavano sbigottiti; ma il nonno si lasciava cadere la testa sul petto — Ora non hai più nè padre nè madre, e puoi fare quello che ti pare e piace, — gli disse alfine. — Finchè vivrò a quei ragazzi ci penserò io, quando non ci sarò più, il Signore farà il resto.

La Mena, poichè ’Ntoni voleva andarsene a ogni costo, gli metteva in ordine tutta la roba, come avrebbe fatto la mamma, e pensava che laggiù, in paese forestiero, suo fratello non avrebbe avuto più nessuno che pensasse a lui, come compar Alfio Mosca. E mentre gli cuciva le camicie, e gli rattoppava i panni, la testa correva lontano lontano, a tante cose passate, che il cuore ne era tutto gonfio.

— Dalla casa del nespolo non posso passarci più, — diceva quando stava a sedere accanto al nonno, — me la sento nella gola, e mi soffoca, dopo tante