Pagina:I Malavoglia.djvu/266

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e balbettando delle scuse, o almeno non fiatava. Ma ora alzava la voce, litigava colla sorella se l’aspettava sull’uscio, colla faccia pallida e gli occhi gonfi, e se gli diceva sottovoce d’entrare dalla cucina che in casa c’era il nonno. — A me non me ne importa! — rispondeva. Il giorno dopo si levava stravolto e di cattivo umore; e cominciava a gridare e bestemmiare dalla mattina alla sera.

Una volta successe una brutta scena. Il nonno, non sapendo più che fare per toccargli il cuore, l’aveva tirato nell’angolo della cameruccia, ad usci chiusi, perchè non udissero i vicini, e gli diceva piangendo come un ragazzo, il povero vecchio: — Oh ’Ntoni! non ti rammenti che qui c’è morta tua madre? Perchè vuoi darle questo dolore a tua madre, di vederti fare la riescita di Rocco Spatu? Non lo vedi come stenta e si affatica la povera cugina Anna per quell’ubbriacone di suo figlio? e come piange alle volte, allorchè non ha pane da dare agli altri suoi figliuoli, e non le basta il cuore di ridere? «Chi va col lupo allupa» e «chi pratica con zoppi all’anno zoppica». Non ti rammenti quella notte del colèra che eravamo qui tutti davanti a quel lettuccio, ed ella ti raccomandava Mena e i ragazzi? — ’Ntoni piangeva come un vitello slattato, e diceva che voleva morire anche lui; ma poi adagio adagio tornava all’osteria, e la notte, invece di venire a casa, andava per la via, fermandosi dietro gli usci, colle spalle appoggiate al muro, stanco morto, insieme a Rocco Spatu e a Cinghialenta; e si metteva a cantare con loro, per scacciare la malinconia.