Pagina:I Malavoglia.djvu/28

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Piedipapera allora ribattè che se don Silvestro si fosse contentato di stare coi suoi pari a quest’ora ci avrebbe la zappa in mano invece della penna.

— Che ce la dareste voi vostra nipote Mena? — disse alfine padron Cipolla volgendosi a padron ’Ntoni.

— «Ognuno all’arte sua, e il lupo alle pecore».

Padron Cipolla continuava a dir di sì col capo, tanto più che fra lui e padron ’Ntoni c’era stata qualche parola di maritar la Mena con suo figlio Brasi, e se il negozio dei lupini andava bene, la Mena avrebbe avuto la sua dote in contante, e l’affare si sarebbe conchiuso presto.

— «La ragazza com’è educata, e la stoppa com’è filata», — disse infine padron Malavoglia, e padron Cipolla confermò che tutti lo sapevano in paese che la Longa aveva saputo educarla la figliuola, e ognuno che passava per la stradicciuola a quell’ora udendo il colpettare del telaio di Sant’ Agata diceva che l’olio della candela non lo perdeva, comare Maruzza.

La Longa, com’era tornata a casa, aveva acceso il lume, e s’era messa coll’arcolaio sul ballatoio, a riempire certi cannelli che le servivano per l’ordito della settimana.

— Comare Mena non si vede, ma si sente, e sta al telaio notte e giorno, come Sant’Agata, dicevano le vicine.

— Le ragazze devono avvezzarsi a quel modo, — rispondeva Maruzza, — invece di stare alla finestra. «A donna alla finestra non far festa».

— Certune però collo stare alla finestra un ma-