Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, I.djvu/184

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I Nibelunghi 113

335Rinvenìr si potea. Lor palafreni
Bene si stanno, ch’elli han tutti gli agi,
E lor nave sen va rapida e piana,
E niun travaglio han quelli. E di lor vele
Forti furono allor stese le sarte,
340Ed essi andarno, pria che notte fosse,
Con buon vento scendendo inverso al mare
Ben venti miglia. Ma cagion di duolo
Fu poscia il faticar per que’ gagliardi.
     Al mattin dodicesmo, in quella guisa
345Che udimmo raccontar, laggiù recaronli
Rapide l’aure ad Isenstein di contro,
Di Brünhilde in la terra, e niun quel loco,
Se ne togli Sifrido, conoscea.
Ma re Gunthèr, quando il castello vide
350E suoi ampi ricinti, oh! come è tosto
Gridò: Mi dite voi, Sifrido amico,
Se pur v’è noto, di chi son le mura,
Ancora di chi son le ricche terre.
     Sifrido rispondea: Ciò mi è ben noto.
355Genti son queste e terra di Brünhilde,
Isenstein è il castel, quale soventi

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