Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, I.djvu/296

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I Nibelunghi 225

Di più caro e gradito. Allor ch’io penso
Di tua scrocchia il far cortese e gli alti
E generosi spirti, oh! quanto dolce
A me ritorna il ricordar quel tempo
40In che insieme assidemmo, al di che in pria
Tua donna diventai! Con molto onore
Amare ella ben può Sifrido il forte!
     Ella sì a lungo supplicò, risposta
Fin che le diede il re: Ben voi sapete
45Che ospiti non vid’io sì volentieri
Come cotesti. E pregarmi v’è d’uopo
Più dolcemente, ch’io gii vo’ i miei messi
Appo quelli invïar, sì ch’elli a noi
Vengan sul Reno. — Anche dovete voi,
50La regina dicea, dirmi chi mai
Mandar vorrete, e in quali giorni ancora
A questa terra i dolci nostri amici
Venir potranno. Or, chi mandar volete,
Fate che noto anche mi sia. — Cotesto,
55Rispose il prence, ben farò. De’ miei
Trenta vogl’io che cavalcando partano. —
E questi innanzi a sè chiamò, per essi

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