Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/183

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542 I Nibelunghi

E volse intinto a que’ nemici suoi
Uno sguardo tremendo. Or, per la mano
185Ambo prendeansi i cavalieri, ed uno
Era Dietrico, Hàgene l’altro, e quello,
Assai gentile cavalier, dicea
Cortesemente: Ed è per me gran doglia
Vostro venir fra gli Unni, or che in tal guisa
190La regina parlò. — Così rispose
Hàgene di Tronèga: Ora a cotesto
Si penserà. — Così fra loro i due
Cavalieri gagliardi ivan parlando,
Ed Ètzel re vide cotesto. Allora
195A dimandarne incominciò. Cotesto,
Disse il potente re, ben volentieri
Saper vorrei chi è mai quel cavaliero
Che là prence Dietrico in tanti segni
D’amicizia accogliea. Superbo assai
200Animo ei reca, e buon guerriero ancora
Egli esser dee, chiunque il padre sia.
     Un uomo allora di Kriemhilde al prence
Così rispose: Ei di Tronèga è oriundo,
E s’appella Aldrïano il padre suo.