Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/310

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I Nibelunghi 669

Morì pur anco, ei valoroso, e voi
120Qui udir dovete assai che grave doglia
Oprando egli destò. Sapea che male
Avrìa toccato e danno inconsüeto,
E volentieri l’opra sua niegata
Avrebbe al prence e alla regal sua donna;
125Ma forte egli temea che odio la gente
Gli avrìa portato poi, quando colpito
Alcuno avesse de’ Burgundi. Allora
Disse al suo prence l’uomo accorto e saggio:
     Riprendetevi adunque, o re signore,
130Tutto ciò che ho da voi, la terra vostra
Ed i castelli. Presso a me di tanto
Nulla or può più restar. Vogl’io recarmi
Co’ piedi miei in terra estrana. — E intanto
Chi qui m’aita? disse il re. La terra
135Ed i castelli e tutto a te, Rüedgero,
Io vo’ dar perchè tu da’ miei nemici
Mi voglia vendicar. Sarai tu allora,
D’Ètzel al fianco, regnator possente.
     E Rüedgero dicea: Di qual mai foggia
140Farei cotesto? A casa mia chiamati

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