Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/329

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688 I Nibelunghi

530Risarcir, non la terra. E sono in pegno
A noi che siam venuti alla distretta,
Di Rüedgero gli eroi. — Deh! fratel mio,
Mortai scempio si fe’! Quante mi giungono
Ad ogni istante novelle di doglia!
535Anche in eterno del nobil Rüedgero
Degg’io dolermi, e d’ambedue le parti
Il danno resta e grande è assai l’affanno!
     Poi che sire Gislhero estinto vide
Là lo suocero suo, ratto per lui
540Quei ch’eran dentro all’aula, aspro dolore
Toccar dovean. Fiera cogliea la morte
Quelli devoti al suo drappello, e lunga
Ora non si restò di Bechelara
Un solo intatto. E Gunthero e Gislhero,
545Hàgene ancor, Volkero, anche Dancwarto,
Tutti prestanti cavalieri, al loco
Traeansi allor ’ve giacenti que’ due
Rinvennero. Con gemiti si fece
Ivi un lamento dagli eroi. La morte,
550Disse Gislhero giovinetto, assai
Ci deruba crudel. Lasciate voi