Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/79

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
438 I Nibelunghi

Tante ho dovizie, che a’ nemici miei
Anche aggiunger potrei rancura grave.
A ciò, per Hàgen di Tronèga, assai
Presta son io. Sovente al mio fedele
60Sospira questo cor. Che se giammai
Accanto a quelli un dì sarò, che tanto
Mi fean dolor, del mio diletto amico
Fia vendicata la persona. A stento
Questo aspettar poss’io. — Così la donna
65D’Ètzel dicea. Ma tutti ella del sire
Amici avea gli uomini fidi, tutti
Cavalieri a Kriemhilde, e ciò si fea
Con giustizia davver. De’ suoi tesori
Avea cura Eckewardo; ei s’acquistava
70Molti amici però. Niun di Kriemhilde
Allor potea resistere alla voglia.
     Ella a ogni tempo si pensava: Il sire
Io ne vo’ supplicar, — ciò, perchè a lei,
In cortese atto, ei conceder volesse
75Che i suoi congiunti altri menasse a quella
Terra degli Unni. Volontà sinistra
Niun ritrovò nella regina allora.