Pagina:I Vicerè.djvu/13

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I Vicerè 11

Radalì, il pazzo, che aveva due figli maschi, Michele e Giovannino, da donna Caterina Bonello, e apparteneva al ramo collaterale dei Radalì-Uzeda; la signora donna Graziella, figlia d’una defunta sorella della principessa e moglie del cavaliere Carvano; cugina carnale perciò di tutti i figliuoli della morta; il barone Grazzeri, zio della principessa nuora, con tutta la parentela; e poi i parenti più lontani, gli affini, quasi tutta la nobiltà paesana: i Costante, i Raimonti, i Cùrcuma, i Cugnò... A un tratto s’interruppe per dire:

― Tò! Guardate i lavapiatti che arrivano prima di tutti!


Don Mariano Grispo e don Giacomo Costantino arrivavano, come ogni giorno all’ora della colazione, per far la corte al principe, e non sapevano niente: scorgendo la folla ed il portone chiuso, si fermarono di botto:

― Santa fede!... Buon Dio d’amore!...

E a un tratto affrettarono il passo, entrarono interrogando costernati il portinaio che dava le prime notizie: «Non mi sembra vero!... Un fulmine a ciel sereno!...» Poi salirono per lo scalone con Baldassarre che risaliva anch’egli in quel punto dalla corte e faceva loro strada mormorando:

― Povera principessa!... Non potè superarla!... Il signor principe è subito partito.

Traversando la fila delle anticamere dagli usci dorati ma quasi nude di mobili, don Giacomo esclamava a bassa voce, come in chiesa:

― È una gran disgrazia!... Per questa famiglia è una disgrazia più grande che non sarebbe per ogni altra...

E piano anch’egli, don Mariano confermava, scrollando il capo:

― La testa che guidava tutti, che aggiustò la pericolante baracca!...