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I Vicerè 171

tra quella gente che tuo fratello si vergogna di ricevere....

— Dove vado? Tra quale gente? Io vado al casino; vuoi anche spiarmi?

No, ella gli credeva, voleva e doveva credergli. Ma perchè pesavano su lei gli sguardi tra ironici e compassionevoli di tutta la famiglia e della servitù? Perchè il discorso moriva in bocca alle persone alle quali ella s’avvicinava?... Una notte, dopo quattro mesi di siccità, scoppiò un terribile temporale; il cielo scuro fu solcato da saette lucenti come spade, le strade si mutarono improvvisamente in fiumane limacciose, la grandine strosciò sulle vetrate e sui tetti. Ella che aveva sperato di veder tornare Raimondo alle prime minacce dell’uragano, aspettava ancora tremante di paura. Non una voce, non un rumore di passi. Il temporale cessò dopo un’ora, Raimondo non tornava ancora.... Non gli altri maligni, ma egli stesso era bugiardo e incestuoso: poteva più dubitarne? Quella spudorata non l’aveva anche lei guardata arditamente in viso, in atto di sfida, quasi dicendole: «Sono più bella di te, perciò egli mi preferisce?...» Ed era vero: la sua gelosia era tanto più umiliata, quanto più ella riconosceva di non piacere a suo marito, ora specialmente che la gravidanza inoltrata la disformava. Ma aveva egli veramente giurato di attentare alla vita dell’essere che ella portava in grembo, infliggendole torture sopra torture, lasciandola così, nella notte oscura e tempestosa, con quello spasimo del peccato orribile, del nuovo tradimento, con l’anima piena di dolore e di vergogna e di spavento?... Egli rincasò a mezzanotte, fracido intinto, con gli abiti talmente fangosi come se si fosse rotolato nella mota.

— Maria Santissima!... — esclamò ella, giungendo le mani. — Come ti sei conciato così?"

— Pioveva; sei sorda? Non hai sentito l’acqua?

— Ma la pioggia è finita da un pezzo....

— Mi son inzuppato prima!... gridò quasi egli. — Ho da sentire anche te, adesso?