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202 I Vicerè

tre egli non avrebbe voluto metterci i piedi. «Ma che proprio ho da lasciar qui l’ossa? Non credo! Non è possibile!...» E udendolo parlare a quel modo, Matilde chiedeva a sè stessa perchè, dunque, egli non andava via e non manteneva l’altra parte della promessa fattale un anno e mezzo addietro, quella di tornare alla loro casa di Firenze? Per gli affari, forse? Ma quantunque Raimondo non le tenesse discorso di queste cose, ella sapeva che della divisione non si parlava ancora e non si sarebbe parlato per un pezzo.

Prima il colera, poi lo strascico d’inquietudini che la pestilenza aveva lasciato, poi la partenza del fratello, erano state ragioni per le quali il principe non aveva parlato della divisione. Adesso quel nuovo lusso costava a Raimondo; egli chiedeva continuamente a Giacomo somministrazioni in denaro, e questi non gli faceva ripetere le richieste, dimostrando tuttavia che era ormai tempo di procedere alla sistemazione definitiva dell’eredità; ma a Raimondo tornava comodo prendere i quattrini senza stare a far conti, a citare i pagatori morosi, o ad impacciarsi in tutte le noie grosse e piccole dell’amministrazione. Quando il fratello gli esponeva un dubbio, o chiedeva il suo parere intorno alla proroga d’un affitto, alla conclusione d’una vendita, egli rispondeva: «Fa’ tu, fa’ come credi....» L’importante, per lui, era aver denari; alle volte, richiedendone con troppa frequenza, il principe gli diceva: «Veramente, i fattori non hanno ancora pagato; abbiamo avuto molte spese: però, se vuoi, posso anticiparti quel che ti bisogna...» ed egli prendeva i quattrini a titolo d’anticipo o di prestito. Non s’occupava insomma di nulla fuorchè di spendere, con una cieca fiducia nel fratello, la quale faceva andare in bestia don Blasco. Già il monaco, saputo l’affare delle cambiali, aveva gettato fuoco e fiamme contro il principe, dichiarandolo capace d’aver falsificato la firma della madre, perchè «quella bestia di mia cognata era una testa di cavolo, sì, ma non al punto di lasciar debiti da una parte e di serbar quat-