Pagina:I Vicerè.djvu/214

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
212 I Vicerè

compagno, non capivano come il principe lo pagasse senza averne poi nessun servizio, lasciandolo a disposizione del fratello; e dal dispiacere quasi voltavano casacca, perchè, mentre prima erano contrarii alla contessa, adesso la compiangevano, dicevano che non meritava quel tradimento e quel trattamento....

L’acredine degli Uzeda contro la Palmi diveniva veramente troppo viva, esercitavasi specialmente sulle figlie, perchè i mali tratti usati a queste addoloravano la contessa più che quelli diretti personalmente a lei. V’erano giorni terribili, quando donna Ferdinanda alzava la mano su Teresina, che ella passava a piangere come una bambina, a bere le sue lacrime perchè non cadessero sulle lettere che scriveva al padre per nascondergli il proprio dolore, per dargli a intendere che era felice...

Ai primi di settembre, avvicinandosi la villeggiatura, il barone giunse da Milazzo per vedere le nipotine e condurre tutti con sè nelle sue campagne, dov’era venuto anche il promesso di Carlotta: il matrimonio si sarebbe celebrato fra un anno. Il principe lo volle ospite al palazzo, anche gli altri che erano tanto duri per la figlia lo accolsero con un certo garbo, quasi per non lasciargli sospettare la mala grazia usata con lei.... Nè egli le lesse in viso i lunghi patimenti; superbo di quella parentela, della nobiltà di quella casa, s’affermava nell’idea d’aver assicurato la felicità di Matilde. Questa, all’arrivo del padre, all’annunzio che egli veniva per condurli via tutti, ricominciò a tremare per un’altra ragione, per l’antica paura che tra il padre e il marito scoppiasse la guerra. Raimondo non si sarebbe rifiutato di seguire il suocero?... Invece, improvvisamente, un raggio di sole brillò nella sua lunga tristezza: all’invito del barone Raimondo rispose ordinando che preparassero le valigie. Era niente, quel consenso; non poteva rassicurarla, giacchè in città nessuno sarebbe rimasto, in quella stagione, e la Fersa andava come gli altri anni a Leonforte; pure, nell’angustia a cui era ridotta, l’idea di andar via dalla casa degli Uzeda, di tornar da suo padre, per