Pagina:I Vicerè.djvu/24

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
22 I Vicerè

Il signor Marco, deposta la valigia, confermava:

― Impossibile prevedere questa catastrofe.... Nel primo momento, speravo fosse soltanto una sincope.... ma purtroppo la triste verità....

Chiara e la cugina piangevano; il Priore lamentava specialmente che nessun sacerdote l’avesse assistita negli ultimi istanti; ma il signor Marco assicurò che ella erasi confessata due giorni innanzi, che il vicario Ragusa era arrivato in tempo a darle l’assoluzione; mentre il principe da canto suo riferiva:

― Abbiamo improvvisato una cappella ardente.... tutti i fiori della villa.... ne hanno mandati da ogni parte....

― E Ferdinando? ― domandò Chiara.

― Non è venuto?.... Ah! ― Egli si battè a un tratto la fronte. ― Dovevo passar io ad avvertirlo!.... Me ne sono scordato!.... Baldassarre!.... Baldassarre!....

Ma, sul più bello, don Blasco il quale aveva tenuto d’occhio la valigia quasi ci fosse dentro roba di contrabbando, lo tirò per la manica, domandando:

― E il testamento?

Il principe, con un altro tono di voce, non più dolente, ma premuroso, pieno di scrupoli:

― Il signor Marco qui presente ― rispose, ― m’ha comunicato che le ultime volontà di nostra madre sono depositate presso il notaio Rubino. Noi aspetteremo, se credete, l’arrivo di Raimondo e dello zio duca.... Frattanto, abbiamo suggellato tutto quel che s’è trovato, per renderne stretto conto, a suo tempo, a chi di ragione.... Il signor Marco possiede però un documento che riguarda i funerali.... Credo che di questo si debba dar subito lettura....

E il signor Marco, tratto di tasca un foglio, lesse in mezzo a un profondo silenzio:

«In questo giorno, 19 maggio 1855, trovandomi sana di mente e non di corpo, io sottoscritta, Teresa Uzeda principessa di Francalanza, raccomando l’anima a Dio e dispongo quanto appresso. Il giorno che piacerà al Signore chiamarmi con sè, ordino che il mio corpo sia affidato