Pagina:I Vicerè.djvu/245

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I Vicerè 243

giorno al sole, cominciavano già ad accartocciarsi; gli bastò arrotolarle con le mani per ottenerne tre o quattro sigari che Giovannino giudicò pronti ad esser fumati. Allora, nascosti insieme in un angolo del giardino, perchè, tolta la politica, erano amici, dettero fuoco ai fiammiferi e cominciarono a tirare le prime boccate. Usciva un fumo acre, amaro, pestifero, che bruciava gli occhi e la gola; Giovannino, pallidissimo, respirava a stento, ma continuava a tirare poichè Consalvo dichiarava:

— Sono eccellenti!... Tutti tabacco vero!... Non ti piace?

— Sì.... Un bicchier d’acqua.... Mi gira il capo....

Improvvisamente si fece bianco come la carta, gli si rovesciarono gli occhi e cominciò a vaneggiare:

— Il Maestro.... acqua.... le bandiere....

Consalvo, sul quale il veleno agiva più lentamente, domandò:

— Quali bandiere?... Dove sono?...

— Sotto il letto.... la rivoluzione.... Malannaggia!.... Mi viene di vomitare....

Il principino buttò il suo sigaro e rientrò. Sentiva un principio di nausea, aveva il piè malfermo, la vista un po’ annebbiata; ma si trascinò fino dal Maestro:

— Han fatto le bandiere.... per la rivoluzione.... sotto il letto....

— Chi?

— Quelli.... Giovannino.... il complotto....

La nausea saliva, saliva, gli stringeva la gola; le mani gli si diacciavano, ogni cosa gli girava intorno vorticosamente.

— Ma di che complotto parli?... Che hai?

— Giovan.... la ri....

Stese le mani e cadde per terra come morto. Quando riacquistò i sensi si trovò a letto, con Frà Carmelo che lo vegliava. La luce era fioca, non si capiva se fosse l’alba oppure il tramonto; nè una voce nè un rumor di passi nel convento; solo il cinguettìo dei passeri sugli aranci in fiore.