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I Vicerè 329


— Per una volta che si ragiona! — esclamò don Blasco quasi sotto il naso di Sua Paternità.

Il complotto era stato preparato sottomano da un pezzo. Alla prima votazione una metà dei votanti s’eran lasciati piegare sapendo bene che quel voto non pregiudicava nulla, che bisognava poi tornar da capo; ma dovendo ora dir sul serio, nessuno aveva più esitato: borbonici e liberali, fautori e avversarii dell’Abate, il partito delle economie e quello dello scialo, s’erano tutti accordati nell’opporsi all’ammissione tra i discendenti dei conquistatori del regno e dei vicerè un pronipote di mastri notari come Giulente. Non importava loro della prossima o lontana fine della cuccagna, nè dell’esempio da dare nell’interesse della religione; c’era innanzi tutto il principio di tener alto, «il bestiame da non confondere,» come diceva don Blasco; se il giovane era orfano e povero, gli si sarebbe dato da dormire e da mangiare, come a uno di quei tanti parassiti che vivevano sul convento; ma permettere che rivestisse la nobile tonaca benedettina? Che gli si dicesse Vostra Paternità? Che sedesse alla loro mensa?...

E per tutta la clientela del convento corse un lungo sussurro di approvazione: così andava fatto, sin dal principio! Era una bella lezione data all’Abate!... Il giovanotto, dal dispiacere, dalla vergogna, restò un mese senza farsi vedere. Quando riapparve, pallido e con gli occhi rossi, non si seppe che cosa farne. Se i Padri non l’avevano voluto, non era più possibile rimandarlo tra i novizii, alla sua età e dopo quello scandalo, specialmente, che attirava sul povero diavolo le beffe e gli insulti del principino e dei suoi compagni. Così l’Abate dovette assegnargli una camera fuori mano, in fondo a un corridoio deserto; e Giulente, lasciato l’abito di San Benedetto per l’umile veste del prete, se ne stava tutto il giorno a studiare sui libri che il suo protettore gli faceva mandare dalla biblioteca. Al refettorio, nè i Padri nè i novizi volendolo con loro, egli mangiava alla seconda tavola, in compagnia dei Fratelli di servizio....