Pagina:I Vicerè.djvu/345

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I Vicerè 343

guadagnarla a qualunque costo, e la sua facile sottomissione ai consigli del duca non aveva avuto altro scopo che dimostrare, con la propria arrendevolezza, il torto della moglie, unico punto in cui la versione di Pasqualino non mentisse del tutto. L’ideale del suo padrone era di liberarsi della moglie e dell’amica ad un tempo; ma il conto era fatto senza l’oste, cioè senza donna Isabella. Fin dai primordii dell’amicizia con Raimondo, fin da quando, in casa del marito, ella resisteva alla corte del giovane, dimostrandogli simpatia ma opponendogli i doveri del proprio stato, gli aveva detto e ripetuto, con un rammarico che doveva dargli la prova dei suoi sentimenti per lui: «Se ci fossimo conosciuti prima, liberi entrambi! Come saremmo stati felici!...» E quelle parole alle quali egli non credeva lo gelavano, e più lo avrebbero gelato se le avesse credute espressione di un sentimento sincero: come il gran torto di sua moglie era il bene che gli voleva, la pretesa di averlo tutto per sè, di far tutt’uno con lui, torto egualmente grave sarebbe stata una simile pretesa da parte dell’amica. Tuttavia, impegnato a vincere le sue resistenze, anch’egli le aveva ripetuto: «Come saremmo stati felici!» e giurato che l’unico suo sogno era di vivere con lei, per lei. Dopo, aveva tentato di dare addietro; ma donna Isabella, perdutasi per lui, senza famiglia, senza protezione, non intendeva che le sfuggisse. Per ricondurre a sè quel tiepido amante, del quale aveva imparato a conoscere a proprie spese la conformazione, le era bastato addebitare la freddezza di lui all’opposizione dei parenti, alla volontà della moglie. Ognuna di queste allusioni era un colpo di sprone nei fianchi del giovane; impegnato a dimostrarle che era libero di fare ciò che voleva, egli faceva ciò che non voleva.... E il martirio della contessa Matilde era ricominciato, più atroce di prima, accresciuto dal nuovo disinganno, dall’impossibilità di ricorrere al padre, non già perchè ella credesse all’abbandono di cui l’aveva minacciata, ma per una specie d’impegno contratto dinanzi a sè stessa di