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I Vicerè 475


— Una gran fortuna per la ragazza! Quell’intrigante del barone ha combinato ogni cosa ed ha preso Memmo in trappola... Naturalmente, come parente, non potevo dir questo, altrimenti sarei andato da Ciccio per avvertirlo: «Tuo figlio può trovare un partito migliore...» E poi, quella ragazza ha un certo fare... Basta; io non ho parlato, tanto più che giusto quando si combinava la cosa, ero a Tunisi...

— Ah, sei stato a Tunisi? E per fare che cosa?

— Che cosa?... Niente!... Per diporto... — egli tossicchiava un poco, tuttavia, imbarazzato, quasi confuso. E poichè donna Ferdinanda continuava a fargli domande, per sapere se Tunisi era una bella città, quanto tempo c’era stato e via discorrendo, il cavaliere, quasi risolvendosi, disse finalmente:

— Ci fui anche per raccogliere soscrizioni alla mia opera, sai...

— Opera? — fece la zitellona, con atto di meraviglia. — Qual opera?

— Come, non hai ricevuto il manifesto?

— Io non ho ricevuto niente...

— L’Araldo sicolo?... la storia della nobiltà?...

— Tu?... Tu stampi un’opera?... Ah! ah! ah!...

E scoppiò in una di quelle sue rare risate che pungevano nel vivo. Don Eugenio, che aveva sostenuto imperterrito tutti i rifiuti del monaco, si sconcertò all’ilarità della sorella.

— Perchè? — domandò, tentando di rialzare la propria dignità di cui donna Ferdinanda faceva ludibrio con quelle risa indecenti. — Non sono forse buono a scriverla, come tanti altri?...

— Ah! ah! ah!..

E la risata non finiva. Quando il vecchio spiegò che libro aveva scritto, essa divenne più fine, più ironica, più tagliente. Una storia della nobiltà dopo il Mugnos e il Villabianca? Per ficcarci dentro gli arricchiti che si facevano dare del cavaliere e del marchese? La nobiltà autentica era tutta scritta nei libri antichi!... E il