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478 I Vicerè

madre per questa figliastra!... Dal tanto amore, l’ha tenuta due anni più del bisogno in collegio, per farne una letterata. Graziella s’intende molto di letteratura!...

Però, subito dopo soggiunse:

— Vostra Eccellenza non ha visto l’ultimo ritratto di Teresina?.. No?... Aspetti.... vedrà che bellezza; me l’hanno mandato due mesi addietro.... Di Consalvo però, — riprese dopo che ebbe mostrato il ritratto allo zio, — nè nuova nè vecchia.... come se non fosse loro figlio anche lui.... Senza le lettere che scrive alla zia, non sapremmo se è vivo o se è morto.... Adesso dice che è a Parigi. È stato a Berlino, a Londra, a Vienna....

Il cavaliere non l’udiva, rimuginando il discorso da tenerle. Appena la nipote fece una pausa, egli espose la speculazione ideata, che riuniva l’immancabile riuscita finanziaria alla nobiltà dello scopo. Ma Lucrezia:

— Storia della nobiltà? — replicò. — Dov’è più la nobiltà? Che storia vuole scrivere Vostra Eccellenza? Adesso sono in favore i lustrascarpe, non i nobili! Per esser considerati, bisogna venire dal niente! Scriva piuttosto la storia dei villani e dei mastri notari; quella sì, che c’è da guadagnare!...


Imperturbabile, don Eugenio ricominciò il giorno seguente. Dai Radalì-Uzeda trovò il duca Michele e il barone Giovannino; la duchessa era fuori di casa. Michele, a venticinque anni, perdeva i capelli e pareva vecchio del doppio; Giovannino era invece più grazioso di prima, fine, elegante. Udita la richiesta del parente, entrambi risposero che solo la madre gli avrebbe potuto dare risposta. Il giorno dopo il cavaliere tornò a parlare con la duchessa, e questa cadde dalle nuvole:

— Io stampar libri? E come mai vi viene in testa una cosa simile? So molto di queste cose, io!

E don Eugenio ci rimise le pedate.

Ma egli non si perdette d’animo. Dai lontani parenti passò agli amici, ai semplici conoscenti, alle persone