Pagina:I Vicerè.djvu/529

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I Vicerè 527

attribuendo più che mai il proprio male al pestifero influsso del figliuolo, non soffriva più d’udirlo nominare. Nei primi tempi, se Baldassarre o qualcuno dei lavapiatti o della servitù alludeva al principino, egli esclamava, afferrando l’ignobile amuleto, tenendolo stretto come in procinto di naufragare: «Salute a noi!... Salute a noi!...» e ingiungeva alle persone di tacere, di smettere immediatamente, rosso in viso come se davvero fosse per morir soffocato. La gente si faceva il segno della croce udendo parlare di quella paura inumana, di quell’avversione contro natura: Teresa ne soffriva più di tutti. Poichè suo fratello non poteva più venire al palazzo, ella stessa andava a trovarlo, in compagnia della principessa, per la quale Consalvo era tornato d’un’indifferenza quasi serena ed urbana, poco lontana dall’affabilità. La madrigna, di nascosto dal principe, mandava al giovanotto buona parte della roba che i fattori portavano dalla campagna e, quantunque ella stessa disponesse di pochi quattrini, pure metteva a disposizione del figliastro la propria borsa. Consalvo, ringraziandola, non accettava nulla: suo padre gli aveva fatto un assegno, e Baldassarre gli portava ogni primo del mese i quattrini. Erano pochi, ma egli s’ingegnava di farli bastare, soffocava i suoi bisogni costosi, mortificava i suoi desiderii di lusso; e non ne soffriva, o ne soffriva come d’una cura dolorosa, necessaria al riacquisto della salute. Quanto al principe, era come se egli non avesse più quel figliuolo: costretto a parlare di lui, non lo chiamava più «mio figlio,» nè «Consalvo,» né «il principino,» ma «Salut’a noi!...» Diceva, per esempio, a Baldassarre: «Porta la mesata a Salut’a noi...» oppure domandava alla principessa, in qualche raro momento di buon umore: «Che dice quella bestia di Salut’a noi?...»

E Teresa non pensava più a Giuliano, dimenticava il proprio dolore, atterrita da quell’odio scellerato. Ella non leggeva più, non sedeva più al pianoforte, col triste pensiero sempre nella mente. L’esilio del fratello era grave al suo cuore; ma perchè aveva egli suscitato l’ira