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I Vicerè 585

alta, somministrato subito solfato temendo trattisi perniciosa; venga qualcuno famiglia insieme dottore.» Il duca non aveva posto attenzione alla forma dubitativa dell’annunzio; ella diede coraggio a tutti, s’offerse di accompagnarli; ma la duchessa che esclamava ogni due minuti: «Figlio mio!... Figlio mio!...» volle che restasse. Allora ella preparò le valige pel marito e per la suocera, non dimenticando nulla, raccomandando loro di non lasciarla senza notizie, assicurandoli che anche della perniciosa il chinino già somministrato e le cure del dottore di Catania avrebbero sicuramente trionfato.

All’una della notte Michele e la duchessa partirono. Restata sola in casa, la sua fiducia cominciò a mancare. Se non si fosse trattato d’una cosa grave, il dispaccio, la richiesta d’un altro dottore, la chiamata dei parenti non sarebbero stati necessarii. E perchè non aveva firmato egli stesso il telegramma?... Stringendosi al petto i bambini ella pregava in cuor suo: «Signore, Madonna delle Grazie, fate che non succeda una disgrazia!...»

E perchè col giorno, quando Michele e la duchessa dovevano esser giunti al capezzale di lui, non veniva nessuna notizia?... Ella diceva tra sè, per darsi coraggio: «Nessuna nuova, buona nuova!...» e tentava raffigurarsi i volti ilari del marito e della suocera nel vedere il fratello e il figlio sorrider loro, rassicurarli.... Perchè dunque non rassicuravano lei stessa? Non sapevano che anche lei era inquieta?... Come si rimproverava, adesso, il crudele egoismo che l’aveva quasi fatta gioire udendo che il pericolo era pel cognato! Non le era quasi fratello? Non l’amava ella di fraterno amore?... Come si perdeva adesso, come si cancellava la memoria di quell’altro amore che aveva nutrito per lui! Adesso restava solo l’amico, il parente, colui che aveva tenuto al fonte della redenzione la creaturina sua!...

E le notizie mancavano ancora. Veniva gente a chiederne, parenti, amici: ed ella non poteva darne. Il marchese Federico, scotendo il capo, riferì d’aver sentito dire che l’imprudente giovanotto era stato a dormire