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592 I Vicerè

sia stato meglio per te. Il povero Giovannino, dopo la malattia, non ha più la testa a posto....

— Perchè?... — domandò ella. — Come dici questo? A me non pare....

— Non parrà a te, pare a tutti quelli che gli parlano. Non vedi com’è sempre nelle nuvole? Guardalo quando cammina solo per le strade: urta i passanti, non vede le carrozze, tal e quale come suo padre....

— Dici davvero?

— L’altro giorno, se non erano le guardie di città, restava sotto un carro. Certe volte non ragiona, mi fa ripetere due e tre volte le cose prima che capisca.... Parlane a tuo marito, fatelo curare, state attenti prima che succeda una disgrazia.

Ella rimase profondamente turbata. Le pareva che il cognato fosse ristabilito del tutto; nulla le faceva più sospettare che durasse lo squilibrio della sua mente. Ora, aspettando ch’egli rincasasse, provava quasi un senso di paura, come se veramente un pazzo stesse per venirle dinanzi. Ma vedendolo rientrare sereno, sorridente, con un cartoccio di dolci pei bambini, con una quantità di notiziole per lei, ella fu certa che Consalvo s’ingannava, o almeno che esagerava sicuramente.

— Sai, — gli disse la prima volta che restò sola con lui, — i tuoi timori sono ingiustificati; Giovannino non ha nulla....

Consalvo scosse il capo; ma come Teresa insisteva dimostrandogli che in casa il giovane non dava alcun sospetto, che con lei ragionava benissimo, egli si lasciò scappare, con aria di galanteria:

— Credo che stia bene.... con te.

A quelle parole, repentinamente, prima ancora che ne avesse considerata la significazione, una vampa le salì al viso. Voleva rispondergli, dirgli che lo scherzo era sconveniente e indegno, che quelle parole contenevano un sospetto ingiurioso ed infame, chiedergli di spiegarle meglio, costringerlo a disdirle.... ma tutte quelle idee passavano ratte come lampi per la sua mente, ed