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I Vicerè 609

dicandolo come meritava, non avrebbe egli potuto conservare una certa misura, rispettare le forme, salvar le apparenze? Perchè quello scandalo? Non poteva fargli anzi torto?... E adesso sentivasi quasi disposto a chieder perdono al morente, a mutar politica...

Recitavano le preghiere degli agonizzanti, nella camera dell’infermo; il principe rantolava. Dinanzi allo spettacolo della morte, il senso di paura agghiacciava nuovamente il cuore di Consalvo. Egli aveva pietà del padre, di tutti i suoi. Stravaganti, duri, prepotenti, maniaci: erano forse responsabili delle loro brutte qualità? «Tutto si paga!...» e anch’essi pagavano il gran nome, la vita fastosa, le più invidiate fortune!... Ma quel viso affilato del padre, quello sguardo cieco, quel rantolo affannoso!... Il giovane piegava i ginocchi, intuiva cose che aveva negate. Egli che s’era fatto beffe della religiosità della sorella, accusandola di bigotteria, comprendeva ora che la preghiera e la fede erano per lei un rifugio. Inginocchiata, con le mani giunte, immobile come una figura sepolcrale, ella non vedeva, non udiva. Consalvo quasi invidiava l’immancabile conforto cui ella poteva ricorrere nella tristezza...

Il sacerdote che vegliava l’agonizzante alzò ad un tratto le braccia al cielo. S’udì lo scoppio di pianto della principessa, i gemiti delle donne di servizio, i sospiri della marchesa e di Lucrezia.

Solo Teresa non piangeva; neppure la duchessa Radalì e donna Ferdinanda, in verità. Tutti sfilarono dinanzi al cadavere, baciandone la mano. Le donne si lasciarono condur via, tranne la figlia e la moglie. Nella Sala Rossa, la duchessa ripeteva che era meglio fosse morto, quel poveretto; non era vivere, il suo. Il duca col maestro di casa e Benedetto Giulente davano disposizioni per la circostanza, mentre i servi sbarravano tutte le finestre, tutti i portoni. Michele, fattosi vicino a Consalvo, gli stringeva la mano, mormorando: «Coraggio!...» Egli stava per rispondere qualcosa, quando udì una voce:

— Eccellenza...

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