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I Vicerè 621


— È inutile che insistiate, — dichiarò Consalvo. — La mia risoluzione è irrevocabile. Persuadetevi pure che non sono fatto di ferro. Ho lavorato parecchi anni pel mio paese; ora ho bisogno di riposarmi. Del resto, sarebbe tempo che pensassi un poco agli affari di casa mia, adesso che li ho sulle spalle... Grazie della vostra premura, — gli assessori invece schiumavano; — ma credete, non posso. Nessun uomo è necessario; voi avete tanta esperienza quanto me; lascio l’amministrazione in buone mani....

Benedetto andò dal prefetto, perchè s’interponesse: fiato sprecato. La Giunta si riunì in casa di Giulente, per deliberare. Alcuni, volendo evitare gl’imbarazzi, sostenevano che alle dimissioni del sindaco dovessero seguire quelle di tutti gli assessori; ma non sarebbe parsa una diserzione? Non avrebbero dimostrato la loro incapacità e dato credito alla voce che li diceva altrettanti burattini mossi dai fili che il sindaco tirava a suo talento?

— È un tradimento! — vociferavano i più accaniti. — Un nero tradimento! Ci siamo lasciati giocare da cotesto birbante!

— Calma, di grazia!... Perché tradimento?... Che interesse avrebbe?...

— Come, che interesse?... — e allora gli cantarono sul muso: — Ma non capite?... Non capite che vuol essere deputato, e che ci pianta vedendo pericolar la baracca, ora che ha sfruttato la situazione?.... Ora che ha altro da fare, con le elezioni imminenti?

Egli impallidiva, guardava intorno con aria smarrita come la luce rischiarava la sua mente. Sì, negli ultimi tempi aveva ben capito che il nipote nutriva anche lui l’ambizione di esser deputato; ma era sicuro che non si sarebbe presentato subito, che gli avrebbe ceduto il passo almeno la prima volta, e ad ogni modo poteva forse sospettare un tiro di quel genere, l’imbroglio in cui lo