Pagina:I pericoli della Fede.djvu/13

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Tutti coloro che cooperano con voi alla difesa della Fede avranno specialmenle in mira di far penetrare, rassodare e scolpire profondamente nell’animo de’ vostri fedeli la pietà la venerazione ed il rispetto verso questa suprema Sede di Pietro, sentimenti questi, pei quali voi eminentemente vi distinguete, o Venerabili fratelli. Si rammentano i popoli fedeli che qui vive e presiede, nella persona de’ suoi successori, Pietro il principe degli Apostoli (10), la cui dignità non è separata dalla persona del suo indegno erede (11). Si sovvengano che G. Cristo Signor Nostro ha collocato su questa cattedra di Pietro l’inespugnabile fondamento della sua Chiesa (12), e che a Pietro Egli ha date le chiavi del regno de’ cieli (13), e che perciò Egli ha pregato, affinchè la Fede di Pietro non venisse mai meno, e comandato a Pietro di confermare i suoi fratelli in questa Fede (14), di qualità che il Successore di Pietro, il Romano Pontefice, tenendo il primato in tutto l’universo è il vero Vicario di G. C., il Capo di tutta la Chiesa, il Padre ed il Dottore di tutti i cristiani (15).

Egli è nel mantenimento di quest’unione comune dei popoli nell’ubbidienza al Pontefice Romano che dimora il mezzo più spedito e più diretto per conservarli nella professione della cattolica verità. Infatti non è possibile ribellarsi alla Fede cattolica senza rigettare ad un tempo l’autorità della Chiesa romana, nella quale risiede il magistero irreformabile della Fede, fondato dal Divin Redentore, e nella quale, per conseguenza, fu sempre conservata l’Apostolica tradizione. Quindi nasce che gli antichi eretici ed i protestanti moderni, così divisi nel resto delle loro opinioni, sono tutti unanimi nell’attaccare l’autorità della Sede Apostolica, cui non poterono però mai in nessun tempo e con nessun artificio o macchinazione, indurre e tollerare neppur uno dei loro errori. Quindi è parimenti che gli attuali nemici di Dio e dell’umana famiglia niun mezzo tralasciano per istrappare i popoli italiani dalla Nostra ubbidienza e dall’ubbidienza della Santa Sede, persuasi che, ottenuto questo troppo verrà lor fatto di ammorbare l’Italia coll’empietà delle loro dottrine e colla peste dei loro nuovi sistemi.