Pagina:I promessi sposi (1825) I.djvu/19

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antica. Chi non ne avesse idea, ecco alcuni squarci autentici, che potranno darne una bastante dei suoi caratteri principali, degli sforzi messi in opera per ispegnerla, e della sua dura e rigogliosa vitalità.

Fino dagli otto d’aprile dell’anno 1583, l’Illustrissimo ed Eccellentissimo signor Don Carlo d’Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranuova, Marchese d’Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio, e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitan Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia, pienamente informato della intollerabile miseria in che è vivuta e vive questa Città di Milano, per cagione dei bravi e vagabondi, pubblica un bando contro di essi. Dichiara e diffinisce tutti coloro essere compresi in questo bando, e doversi ritenere bravi e vagabondi.... i quali, essendo forestieri, o del paese, non hanno esercizio alcuno, od avendolo, non lo fanno.... ma senza salario, o pur con esso s’appoggiano a qualche cavaliere o gentiluomo, officiale, o mercante.... per fargli spalle e favore, o veramente, come si può presumere, per tendere insidie ad altri.... A tutti costoro ordina che, nel termine di giorni sei, abbiano a sgombrare il paese, intima la galea ai renitenti, e concede a tutti gli ufiziali della