Pagina:I promessi sposi (1825) I.djvu/74

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“No, no, per amor del cielo!” ripeteva Agnese. “Renzo,” disse Lucia con un’aria di speranza e di risoluzione più tranquilla: “voi avete un mestiero, ed io so lavorare: andiamo tanto lontano che colui non senta più parlare di noi.”

“Ah Lucia! e poi? Non siamo ancora marito e moglie! Il curato vorrà egli farci la fede di stato libero? Quell’uomo? Se fossimo maritati, oh allora...!

Lucia ricadde nel pianto: e tutti e tre rimasero in silenzio, atteggiati d’un abbattimento che faceva un tristo contrapposto alla pompa festiva dei loro abiti.

“Sentite, figliuoli; date retta a me,” disse dopo qualche momento Agnese. “Io sono venuta al mondo prima di voi; e il mondo lo conosco un poco. Non bisogna poi spaventarsi di troppo: il diavolo non è brutto come e’ si dipinge. A noi poverelli le matasse paiono più imbrogliate, perchè non sappiamo trovare il bandolo; ma alle volte un parere, una parolina d’un uomo che abbia studiato... so ben io quel che voglio dire. Fate a mio modo, Renzo; andate a Lecco, cercate del dottor Azzecca-garbugli, raccontategli.... Ma non lo chiamate così; per amor del cielo: è un soprannome. Bisogna