Pagina:I quattro libri dell'architettura.djvu/21

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

13

CAPITOLO X.

Del modo che tenevano gli Antichi nel far gli edifizj di pietra.


PErchè alcuna volta occorre che la fabbrica tutta, o buona parte si faccia di marmo, o di pezzi grandi d’altra pietra, mi pare convenevole in questo luogo dire come in tal caso facevano gli Antichi: perchè si vede nelle opere loro essere stata usata tanta diligenza nel congiungere insieme le pietre, che in molti luoghi appena si discernono le commessure; al che dee molto avvertire chi oltre la bellezza desidera la fermezza e perpetuità della fabbrica. E per quanto ho potuto comprendere, essi prima squadravano e lavoravano delle pietre solamente quelle facce che andavano una sopra l’altra, lasciando le altre parti rozze; e così lavorate, le mettevano in opera: onde perchè tutti gli orli delle pietre venivano ad essere sopra squadra, cioè grossi e sodi, potevano meglio maneggiarle e muoverle più volte, finchè commettessero bene senza pericolo di romperli, che se tutte le facce fossero state lavorate; perchè allora sarebbero stati gli orli o a squadra o sotto squadra, e così molto deboli e facili a guastarsi. In questo modo facevano essi tutti gli edifizj rozzi, o vogliam dire rustici; ed essendo poi quelli finiti, andavano lavorando e pulendo delle pietre (come ho detto) già messe in opera quelle facce che andavano vedute. È ben vero, che, come le rose che andavano tra i modiglioni ed altri intagli della cornice che comodamente non potevano farsi, essendo le pietre in opera, facevano mentre che quelle erano ancora in terra. Di ciò ottimo indizio sono diversi edifizj antichi, ne’ quali si veggono molte pietre che non furono finite di lavorare e pulire. L’Arco appresso Castel vecchio in Verona e tutti quegli altri archi ed edifizj che vi sono, furono fatti nel detto modo; il che molto bene conoscerà chi avvertirà a’ colpi dei martelli, cioè come le pietre vi siano lavorate. La colonna Trajana in Roma e l’Antonina similmente furono fatte: nè altrimenti si avrebbono potuto congiungere così diligentemente le pietre, che così bene s’incontrassero le commessure, le quali vanno a traverso le teste ed altre parti delle figure; e il medesimo dico di quegli archi, che vi si veggono. E se era qualche edifizio molto grande, come è l’Arena di Verona, l’Anfiteatro di Pola, e simili, per fuggir la spesa e tempo che vi sarebbe andato, lavoravano solamente le imposte de’ volti, i capitelli, e le cornici, e il resto lasciavano rustico, tenendo solamente conto della bella forma dell’edifizio; ma ne’ Tempj, e negli altri edifizj che richiedevano delicatezza, non risparmiavano fatica nel lavorarli tutti, e nel fregare e lisciare fino i canali delle colonne e pulirli diligentemente. Però per mio giudizio non si faranno muri di pietra cotta rustici, nè meno le nappe de’ Cammini, le quali deono esser fatte delicatissime; perciocchè oltre l’abuso, ne seguirà che si fingerà spezzato e diviso in più parti quello che naturalmente dee essere intiero: ma secondo la grandezza e qualità della fabbrica, si farà o rustica o pulita, e non quello che gli antichi fecero, necessitati dalla grandezza delle opere e giudiziosamente, faremo noi in una fabbrica, alla quale si ricerchi al tutto la politezza.

CA-