Pagina:Ida Baccini, La mia vita ricordi autobiografici.djvu/149

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grazioso portafoglio. Lo apersi e vi trovai dentro trecento franchi e un biglietto da visita con queste parole: Per i fiori.

Dopo la morte della mamma, l’Egle ci riunì a me e al babbo e facemmo tutta una famiglia. Nel rimettermi al consueto lavoro, sentii parlare di Carlo Pancrazio editore e direttore della Gazzetta d'Italia e della Rivista Europea, e volli conoscerlo. Codesto Pancrazi


    nome nelle lettere: ma allora, come ho detto, sosteneva l’angosciosa lotta del bisogno e della povertà.
    Il Dazzi, un bel giorno, si presenta trionfante alla sua scolara:
    — Sa! — egli le dice — Ho da farle un invito a nome dell’editore Felice Paggi. — Possibile! — Lei deve scrivere cinque brevi poesie per bambini; Glie le pagherà venti lire l'una!
    Non si descrive la gioia della giovane. Cento lire! Ma a vent'anni cento lire sono un tesoro, un patrimonio. Quanti vestiti per sé, pel babbo e per la mamma! Quanto belle e utili cose non avrebbe ella comprato con cento lire?
    Passò qualche tempo: un anno circa: e alla giovane saltò in mente di vincere la propria timidità e di domandare al Paggi in qual raccolta di versi per bambini fossero state pubblicate le cinque poesie. Al professore non osava chieder notizie, tanto temeva di mostrarsi indiscreta. Si recò quindi dal noto editore e gli espose timidamente il proprio desiderio. Questi parve cader dalle nuvole — Ma io non so nulla di versi scritti da Lei e presentati dal Dazzi: vedrà che ci sarà un malinteso di sicuro ...
    La giovinetta diventò in viso come una fiamma. Aveva capito tutto. Quando rivide il professore, poche ore dopo, volle protestare, mostrarsi adirata ... Ma egli, gentile e delicatissimo sempre: - - Ebbene: ella mi rivedrà accuratamente tutte le stampe dell'Amico degli Asili e del Secondo libro della bambina. Badi che io sono molto esigente.