Pagina:Ida Baccini, La mia vita ricordi autobiografici.djvu/53

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

45


A Firenze, si misurava a braccia! Ma a Genova chi aveva mai sentito parlar di braccia, all’infuori di quelle che messer Domeneddio ci ha attaccato alle spalle?

Quanti curiosi aneddoti mi corrono, sorridenti, al pensiero, rievocando quei tempi!

Una mattina la mamma mi chiama e mi dice: — Senti l’uso curioso di questa città. Come vedi pioviscola; eppure c’è un uomo, forse un incaricato dal municipio, che va gridando per le vie: Oggi è sole!

La cosa mi sembra comica; corro alla finestra colla mamma e l’accennato grido — un po’ gutturale — torna a ferirci l’udito: Oggi è sole! Oggi è sole!

A un tratto mia madre prorompe in una gran risata e mi accenna un pover’uomo che, svoltata la salita di S. Stefano, si avanzava verso di noi con un grosso carico di agli e di cipolle urlando a squarciagola: Aggi e sciole!

Un altro malinteso, ancor più curioso, avvenne pochi giorni dopo il nostro arrivo quando la mamma si disponeva a dare i suoi ordini alla nuova donna di servizio, presentatasi allora allora e balbettante (per miracolo!) qualche frase d’italiano strapazzato.

— Voscià — disse a mia madre — desidera che prima d’ogni altra faccenda io vada ad accattare quanto occorre per il pranzo?

La mamma scattò vivamente.

— Che accattare e non accattare! — esclamò. — Noi non siamo miserabili. Ti do i denari!

— Naturalmente — ribattè la Rosina sorridendo. — Ma accatto lo stesso...