Pagina:Ida Baccini, La mia vita ricordi autobiografici.djvu/56

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mendo, chiedeva il mio sfratto. — A questa sola condizione avrebbe rimessa la figliuola.

Il povero direttore tanto si scalmanò e pregò (la G.... era ricchissima) che il fiero uomo fini con lo scendere a consigli più miti : la bimba sarebbe tornata ma a condizione ch'io avessi ricevuto un gastigo esemplare.

Dopo un partaccione che risuona ancora al mio orecchio e nel quale non capii un bel nulla, fui rinchiusa in uno stanzino buio pieno di panieroni e di scarpe vecchie.

Nei primi momenti provai un'impressione d'indicibile terrore e pensai subito a tutti gli spettri e i diavoli di cui erano infarcite le novelle che mi avevano raccontato fino allora... Ma la rabbia e la consapevolezza della mia innocenza furono più forti della paura e cominciai a menar calci disperati all'uscio con relative spedizioni di panierini e di scarpe, il tutto accompagnato da urli tremendi.

Il direttore mi venne ad aprire in capo a cinque minuti con gli occhi stralunati supplicandomi a calmarmi. Ed io buttategli al collo le mie braccine tremanti trovai accenti così efficaci per giustificarmi, che egli mi riportò quasi trionfalmente in classe, convinto della mia innocenza.

Una bambina, certa B***, afflitta da uno zio che scontava nelle patrie galere lo scasso d'una bottega, mi domandò se quel Giusti, autore della poesia indecente era il mio barba, E io le risposi indignata :

— Sei un'asina. — Il che non valse certamente a sodisfare la sua curiosità!

Se è proprio vero che il conoscer sé stessi sia il mezzo più efficace per giungere a conoscere gli altri, e