Pagina:Il Bardo della Selva Nera.djvu/105

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canto sesto. 93

Tutto quel dì l’Eroe fu muto, e pronte
     250Tutte sue forze rassegnò. Non tante
     Scoppiar scintille fa il martel di Bronte
     Sovra l’incude di Vulcano, quante
     Scoppian le cure dentro quella fronte
     Alla fronte di Giove simigliante,
     255Quando Pallade ancor non partorita
     Del cerébro immortal chiedea l’uscita.
Scese la notte; e in sogno ecco plorando
     Tornar la stessa visïon, che in atto
     Di sdegnoso dolor gli fea comando
     260Di precider le lunghe al gran riscatto.
     Surse il forte, e la man stesa sul brando,
     O Patria, disse, t’obbedisco. E ratto
     Nel raccolto Senato al nuovo Sole
     Entra, e queste vi tuona alte parole:
265In quale stato vi lasciai, Francesi,
     In qual vi trovo? Vi lasciai la pace,
     Trovo guerra; lasciai conquiste, e scesi
     Veggo dall’Alpi l’Alemanno e il Trace;
     Lasciai lucenti di guerrieri arnesi
     270Gli arsenali, e son vuoti. La vorace
     Rapina ha tutto dissipato, eretta
     In ria scïenza dal poter protetta.