Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/427

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352 parte seconda

nato di sopra, Confucio non si è mai dato per autore, ma per trasmettitore e conservatore della dottrina che si rileva dai King. In questi documenti, che esistevano fino allora in virtù d’un’antica consuetudine, Confucio vide il codice delle future generazioni. Ed egli si adoprò con ogni possa a inculcare in tutti lo studio di quei testi; i quali registravano gli atti dei principi sapienti, davano le regole di ben governare, insegnavano le virtù domestiche e civili, ricordavano le usanze primitive e i primitivi costumi del tempo aureo: que’ libri, che erano tesoro in gran parte degli archivi sovrani e a uso del principe, voleva che diventassero tesoro di tutti. In ciò consiste principalmente l’opera di Confucio: «Io non creo, egli dice, trasmetto quel che l’antichità ha conservato».

Nei Sse-shu o Libri Classici, che sono come il Vangelo del Confucianesimo, vengon citati di continuo i King; e vi sono citati come le autorità su cui s’appoggia il Filosofo, come i fonti della dottrina di lui, non come libri ch’egli abbia scritti. Nei Classici dunque vien detto, che i soggetti che trattava giornalmente il Filosofo, erano tolti dai libri poetici, dagli storici e dal canone de’ riti; in que’ testi cercava gli argomenti per discutere co’ discepoli.1 Lo Shih-king specialmente era il suo volume prediletto. In quelle trecento odi, che tutte secondo lui tendono a illustrare la massima: «non abbiate cattivi pensieri»,2 in quelle trecento odi c’era tutto quel che sì poteva desiderare per formare un popolo e un governo eccellenti; c’eran tutti i germi d’una civiltà imperitura.3


  1. Lun-yü, vii, 17.
  2. Lun-yü, ii, 2.
  3. Conf. Lun-yü, xvii, 10; xiii, 5.