Pagina:Il Catilinario ed il Giugurtino.djvu/22

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

prefazione xv

mente si ammira nello stile delle sue opere. Ma de’ vizii della loro rea stagione immuni furono pur, come tutti gli altri toscani, il Redi, il Galilei, ed il Bellini, e non ci è mestieri di avvisar chi studia nelle loro opere di doversi guardar da alcun contagio. Anzi le Lettere ed i Consulti medici dell’autore del più leggiadro Ditirambo, che mai siasi scritto in Italia, sono così pure e semplici di stile, che talvolta parer potrebbero soverchiamente neglette, e si vorrebbe che il Redi, scrivendole, fosse andato meno in fretta, o le avesse un poco più carezzate con la penna. Ma, quantunque non si debba negare che alcune di esse abbiano di questi picciolissimi néi, la più gran parte sono tanto leggiadre e disinvolte, che porgono un immenso diletto a leggerle, e sono pure un potente antidoto a sciogliere lo stile di quelli che troppo s’intrigano ed avviluppano dettando. E non altrimenti si ha a pensare delle poche scritture italiane del Bellini: che le sue Lettere hanno quasi la stessa spontaneità di quelle del Redi, se non vado errato, odorano alquanto più di quelle di fiorentinità; e solo ne’ Discorsi a me pare che in qualche luogo si studii un po’ troppo a dar grazia ed avvenenza alla materia ch’egli tratta, ch’è di sua natura non graziosa e severa. La filosofica precisione, la chiarezza, ed un andar libero insieme e decoroso, sono i pregi proprii dello stile del Galilei; delle cui opere tutti giovar si possono, ed in ispezialtà gli scienziati, che oggi sì stoltamente si arrovellano e dolgono della povertà della favella, e del difetto di esempii della maniera scientifica di dettare. Ai quali dir si potrebbe ancora che imparino la lingua, che studiino l’arte di acconciamente manifestare i concetti dell’animo, e poi, essendo veramente dotti della disciplina che professano, si rendano certi che più non dovranno lagnarsi di non trovar nel nostro ricchissimo e pieghevolissimo idioma i vocaboli e le dizioni acconce a significare i loro pensieri, anzi che scriveranno in modo da esser facilmente intesi, e meritarsi plauso e lode.

Quantunque molto già mi sia disteso in questa mia lettera, e non poca noja vi abbia arrecato con parlarvi di cose che a niuno sono più note che a Voi, pur vi prego, mio egregio amico, che dobbiate concedermi che tocchi ancora di due altre, le quali non mi pajon meno importanti e gravi delle già discorse, e che non sarà certo disutile di comunicarle con voi. Perocchè,